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P. LINDBERGH: A DIFFERENT VISION ON FASHION POTOGRAPHY

Un lavoro rivoluzionario e ben 220 scatti realizzati da quello che sicuramente è il più importante fotografo vivente. Il contributo che ha dato alla moda è stato qualcosa di rivoluzionario. Ha fatto si che, in un mondo dove gran parte del lavoro è basato sull’arteficio, si imponessero dei nuovi codici estetici fondati sulla de-costruzione. Peter Lindbergh ha spogliato le modelle da quelle pose così finte, le ha struccate, le ha messe davanti al suo obiettivo ed è stato come dir loro di tornare all’esser primordiale, ossia semplicemente donne. Autentiche, interessati, forti. Lindberg ha catturato la bellezza nella sua essenza più vera, pensando che la stessa bellezza sia tale quando si ha il coraggio di esser sé stessi in ogni momento ed in ogni situazione.

Peter - Lindberg - A different Vision on Fashion Photography

A queste intuizioni il Kunsthal di Rotterdam, in collaborazione con il curatore Thierry-Maxime Loriot e lo stesso Peter Lindbergh, assieme anche al patrocinio della Camera di Commercio di Torino, portano alla Reggia di Venaria “A Different Vision on Fashion Potography”. L’esposizione che fino al 4 febbraio 2018, riporta alcuni dei lavori più belli, ma soprattutto influenti, che raccontano l’arte di un cambiamento fondamentale nella lettura di quello che è stato il nuovo storytelling della moda.

Come era già stata immaginata l’anno scorso a Rotterdam, non si tratta di una mostra di moda ma di una personale sul fotografo tedesco che si è sempre occupato di moda in maniera differente, autentico ed originale, rispetto alla corrente massificata che soprattutto negli anni ’80 lo vede impegnato nella rilettura dei canoni: prodotto moda – servizio fotografico, improntati sull’operare concettuale secondo i dettami dell’arte moderna. Per Lindberg il fulcro della comunicazione non era il vestito, ma bensì il corpo e principalmente quello delle più iconiche top model di sempre come Kate Moss, Linda Evangelista, Naomi Camobell o Carla Bruni. Impostazioni da ricondursi alla reinterpretazione e all’unione delle discipline artistiche come il teatro e la danza. Nei suoi scatti è il fattore emozionale che prende il sopravvento. L’abito, la location, il set, come tutti gli altri elementi utili a costruire la storia, diventano secondari, ma pur sempre importantissimi. Tutto deve essere reale.

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