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DIVINA CREATURA. LA MODA COME EVOLUZIONE SOCIALE DELLA DONNA

La moda e la donna nelle arti del secondo Ottocento. Una mostra che celebra e studia il ruolo sociale femminile all’interno di un periodo storico di puro fervore, analizzando costumi, quadri ed iconografie, ma soprattutto per la prima volta, proponendo lo studio di un genere specifico come quello dei ventagli che hanno rappresentato l’accessorio femminile di primissimo piano per tutto il diciannovesimo secolo, alcuni dei quali portano firme illustri.

Divina Creatura - mostra

Era il 1870 e Charles Fredericck Worth, grazie all’astuzia della moglie dal perfetto e avanguardista spirito commerciale, vestiva le teste coronate di mezza Europa. Lui è l’inventore dell’haute couture così come la conosciamo oggi, un mondo fatto di rituali sacri per confezionare abiti che non solo son pezzi unici ma che spesso bloccano per tutta una serie di ragioni, il tempo. Un tempo quello del secondo Ottocento che è stato di gran fervore sia per estro sartoriale che per il cambiamento socio culturale di cui la principale protagonista è stata la donna. Dall’aristocrazia alla classe borghese erano loro a dettare le regole dello stile secondo un bubling down effect che dalle classi più ricche influenzava tutto il resto della società, la stessa in cui la donna andava a conquistarsi un ruolo di rilievo anche al di fuori delle mura domestiche, qualcosa che ognuna di esse affermava a suon di strati di stoffe opulente, acconciature, movenze, accessori e dettagli, dagli ombrellini ai “Cul de Paris”, che prima di loro preannunciavano uno status non indifferente.

Per tutto il secondo Ottocento la moda che da sempre era imposta dalle corti, andava a ribattezzare uno stato d’agiatezza creando sempre quel briciolo d’invidia che spingeva le donne a rubarsi i couturier, un periodo dove le vesti erano così costose che spesso costituivano il guardaroba anche degli anni seguenti ai quali venivano apportate modifiche strutturali, o per loro stessa natura erano dall’animo intercambiabile, come le tipiche maniche slacciabili che di volta in volta era possibile sostituire per un look sempre rinnovato. Anni in cui il ruolo della donna andava a scavallare i confini della socialità e la sua immagine contribuiva a veicolarlo. A renderle ancora più protagoniste non solo l’abbigliamento, ma tutta una raffigurazione artistica che ne andava a testimoniare il mutamento.

Su queste basi Mariangela Agliati Ruggia, Sergio Rebora, Marialuisa Rizzini, con il coordinamento di Alessandra Brambilla e il contributo di diversi studiosi, hanno selezionato da Musei e collezioni private sessanta opere, con l’obiettivo di ricreare e testimoniare, nelle sale espositive della Pinacoteca Züst, a Rancate, quello che è stato un vero e proprio cambio di paradigma nella storia del costume femminino in Europa, comprese sculture e affascinanti dipinti, a cui si aggiunge tutto il corredo di ventagli d’autore, firmati per esempio da Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis, Pompeo Mariani e Pietro Fragiacomo.

La Pinacoteca Züst sceglie di illustrare questo felice momento storico ricorrendo alle testimonianze che i grandi artisti ci tramandano attraverso le loro magnifiche opere ed un nucleo di preziosi abiti d’epoca di tutte le donne simbolo, a cominciare dalla regina d’Italia, Margherita di Savoia, o da figure di spicco nell’aristocrazia internazionale distinte grazie alla propria eleganza.

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